Produzione: © 1997, 2005 Square Enix Co.
Edizione: © 2006 Sony Pictures
Disco: Unico
Durata: 101 minuti
Genere: Azione
Video: 1.85:1, anamorfico 16:9
Audio: Inglese Dolby Digital 5.1, Giapponese Dolby Digital 5.1
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Contenuti extra: Filmato tratto dal videogioco, Filmato al Festival di Venezia, Dietro le quinte, Scene eliminate, Trailer vari
Prezzo: 21,99 €
[/align:35c513152b][align=center:35c513152b]“Ce n’era proprio bisogno?”[/align:35c513152b][align=justify:35c513152b]
[redaleft=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_end2.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_end2.jpg]Midgar, cinquecento anni dopo.[/redaleft]Se lo sono chiesto in tanti, alla vigilia dell’uscita di Advent Children. D’altra parte, quando si rimette mano a un mito bisogna fare molta attenzione. La fama del capostipite, è vero, funziona come altisonante richiamo. Si risveglia la nostalgia, si stuzzica la curiosità di un pubblico che, com’è noto, non è solito opporre strenua resistenza alle tentazioni. Ma la popolarità dei capitoli originari può rivelarsi – e di fatto immancabilmente si rivela – un’arma a doppio taglio. Pressoché obbligato il confronto tra le due incarnazioni dell’opera: e la storia conosce pochi, pochissimi successori capaci di superare l’originale. L’eventuale fallimento non viene perdonato: non è solo un fiasco, è un oltraggio, un sacrilegio, una profanazione.
Quando poi si parla di film o prodotti di animazione ispirati da videogiochi, ecco un sudore freddo imperlare le fronti dei più accorti. Troppi i casi di trasposizioni disastrose e disastrate, a cavallo tra il ridicolo e il patetico. C’è da capirli: mentre la folla ingenua, dimentica delle delusioni passate, pregusta con trepidazione l’imminente scorpacciata, loro, gli accorti, memori delle esperienze deludenti del passato già si preparano al peggio. E preparano la domanda: “Ce n’era proprio bisogno?”.
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Giappone, 31.01.1997. Sugli scaffali dei negozi di mezzo paese fa capolino il settimo capitolo di una saga videoludica iniziata un decennio prima. Si chiama “Final Fantasy”. Il titolo, oggi, suona quasi ironico. In effetti, il primo Final Fantasy avrebbe dovuto anche essere l’ultimo. L’ultimo della serie, e l’ultimo di una casa produttrice sull’orlo del fallimento. Ma il canto del cigno della disastrata Squaresoft si trasformò inaspettatamente nella sua ancora di salvezza. Ci fu un seguito. Poi un altro. E un altro: oggi si contano dodici capitoli, lasciando fuori i vari spin-off, e la lista non accenna a chiudersi.
Tuttavia, tra tanti successi – e qualche fisiologica delusione – uno su tutti è stato amato e ossannato e idolatrato, uno su tutti si è conquistato un posto nella storia del genere, uno su tutti troneggia dall’alto, ineguagliato e ineguagliabile…
[align=justify:35c513152b][redaright=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_00006.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_00006.jpg]...Aestuans interius ira vehementi...[/redaright]Final Fantasy VII fu una rivoluzione. Una rivoluzione dal punto di vista tecnico, in generale, e grafico, in particolare. Per la prima volta un RPG abbandonava la tradizione bidimensionale per avventurarsi nel giovane mondo delle tre dimensioni. Si cercava un impatto cinematografico, e i molti filmati raggiungevano standard di accuratezza per quei tempi sbalorditivi. Il salto di qualità rispetto al precedente capitolo aveva dell’incredibile. C’è poco da dire: perdersi in quello sterminato mondo 3D era sempre un’esperienza dannatamente divertente. Ma a ben pensarci, la grafica e la giocabilità non sono la ragione per cui oggi a milioni in tutto il mondo si ricordano di Final Fantasy VII. Ciò che rimase nella memoria fu altro. Furono i personaggi, sorprendentemente vividi e umani, furono le loro vicende, che pareva quasi di vivere sulla propria pelle. Al punto che parrebbe riduttivo parlare di intrattenimento. Chi giocava a Final Fantasy VII non cercava semplicemente un mezzo di evasione, un modo come un altro per passare un’oretta di svago. Chi “giocava” a Final Fantasy VII entrava in un nuovo mondo, ne viveva la storia. Come quando si legge un buon libro, come quando si guarda un bel film. E, come per tutte le cose buone, quando finiscono se ne vorrebbe ancora.
Per anni la buca delle lettere di casa Squaresoft fu intasata da valanghe di missive e petizioni in cui si chiedeva un seguito, un remake, qualcosa, qualsiasi cosa che riportasse in vita anche solo per un attimo quei personaggi, quel mondo, quella storia. Qualcuno diceva che il finale aveva lasciato una porta aperta, che troppi interrogativi erano rimasti senza risposta, che un secondo capitolo era possibile, necessario, dovuto. Altri preferivano pensare che il cerchio fosse chiuso, e che per nessuna ragione al mondo lo si sarebbe dovuto spezzare. Per anni la Squaresoft cestinò ogni richiesta, sorda e inflessibile alle suppliche dei fan prostrati. Ogni insistenza parve vana, mentre le voci di corridoio che alimentavano vane speranze finivano puntualmente smentite nei comunicati ufficiali. Nessun seguito per Final Fantasy VII.
Poi, un giorno, l’annuncio.
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La Squaresoft non si smentì completamente. Annunciò un seguito, sì, ma non un prodotto per videogiocatori. La dimora del nuovo Final Fantasy VII infatti non sarebbe stata una console, ma il cinema. Final Fantasy VII: Advent Children, il film.
[redaleft=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_official16.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_official16.jpg]...Noli manere in memoria...[/redaleft]L’esperienza dell’unica precedente avventura cinematografica della Squaresoft, quella di “The Spirit Within”, appariva contraddittoria. Il pubblico americano, che anche il più generoso dei giudici esiterebbe a definire colto, la snobbò. Poco importa che la pellicola fosse di buona qualità, sia nella tecnica sia nei contenuti: i profitti non furono quelli sperati. Un brutto colpo per la Squaresoft, che però ora sembrava determinata a riprovarci. Si parlò di un cortometraggio: venti, venticinque minuti al massimo. Poi la durata aumentò, ancora e ancora: ne uscì un film di centouno primi. Un’estensione tutt’altro che indifferente, considerate le premesse, ma irrisoria al confronto delle decine di ore richieste dalla storia del videogioco. Era davvero possibile creare un seguito all’altezza, in un lasso di tempo tanto ridotto?
Advent Children è la risposta. E, sia chiaro, non è una risposta diretta a chi Final Fantasy VII non lo ha mai conosciuto. Quindi, quanti di voi non abbiano mai frequentato la terra di Midgar, non possono fare altro che scegliere tra due alternative: rimediare quam primum alla (imperdonabile) mancanza recuperando nonché completando l’augusto cimelio della storia del videogioco – e nessuno di voi mocciosi viziati osi lamentarsi della sua vetustà – oppure rassegnarsi a non capire una beneamata mazza di ciò che vedranno nel film e, se saranno tanto masochisti da proseguire, nelle prossime righe.
[/align:35c513152b][align=center:35c513152b]Due anni dopo...[/align:35c513152b][align=justify:35c513152b]
[redaright=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_official13.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_official13.jpg]Cloud e Midgar, ruggine e rovine.[/redaright]Advent Children comincia là dove Final Fantasy VII era terminato. Nanaki, ultracentenario, si arrampica sulle rupi circostanti Midgar, la mostra ai figli. Questo è ciò che resta dell’antica capitale, della metropoli che gli uomini avevano creato risucchiando la forza del pianeta, e che dal pianeta era stata distrutta.
Un passo indietro: molto tempo prima, la Crisi. Le lotte tra Avalanche e Shinra, il ritorno di Sephiroth, la caccia all’uomo, la morte di Aeris, la Riunione, l’invocazione della meteora, la distruzione di Midgar. Dietro le quinte lo stesso Sephiroth, l’antagonista per eccellenza. O forse, tutto sommato, l’autentico protagonista. In fondo, Cloud e gli altri non sono altro che burattini tra le sue mani, condannati a danzare al suo ritmo infernale, a servirlo con la stessa mano che tentano di ostacolarlo. Tuttavia, da ultimo le marionette si ribellano al marionettista, recidono i fili che le collegano a lui, lo affrontano. E in risposta alle loro gesta, il pianeta reagisce. Respinge la meteora, annienta Sephiroth, salva se stesso dalla rovina. Ma a milioni perdono la vita, e di Midgar non resta che un cumulo di macerie.
Due anni dopo, molto è cambiato. Lentamente, attorno a Midgar la vita ricomincia. E per un eroe i problemi del quotidiano possono rivelarsi persino più ardui delle leggendarie imprese. Così, senza più semidivinità contro cui scatenare la propria ira, Cloud si è reinventato malinconico fattorino, assistito da Tifa e dalla piccola Marlene. Non mancano le sciagure: su tutte, una malattia letale, il bruciante marchio del pianeta – Geostigma. Non c’è cura. Neanche per Cloud, eroe malato. Ma a risucchiargli la vita non è tanto il morbo crudele, quanto il suo passato, il peso dei ricordi, il macigno di una colpa che è condannato a trascinare dietro di sé. Ci può essere perdono?
[redaleft=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_kadaj.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_kadaj.jpg]Il sorriso sarà anche quello di mamma, ma gli occhi sono tutti del babbo.[/redaleft]I problemi, si sa, non vengono mai da soli. E al conflitto interiore, presto ne seguirà uno esterno, concreto e piuttosto urgente. Giù nel cratere, dove si è scatenata l’ultima battaglia, qualcosa è rimasto. Qualcosa di pericoloso. Sephiroth ha lasciato un successore, anzi, tre. Tre punk scatenati che dal venerabile predecessore hanno ereditato la chioma argentea, il talento di mettere a soqquadro il mondo e il cronico impeto vendicativo verso l’intero pianeta. Ma qualcuno provvederà subito a mettere loro i bastoni tra le ruote. Senonché, sorpresa delle sorprese, i primi a tentare l’impresa non saranno Cloud&soci, ma gli sparuti supersti della temuta e crudele Shinra: il sempreverde Rufus, scampato chissà come alla distruzione di Midgar, e quegli adorabili casinisti di Reno e Rude. Naturalmente, presto anche lo stesso Cloud finirà travolto dal flusso degli eventi. Tuttavia la spada non lo aiuterà a risolvere il primo dei suoi conflitti – quello che infuria nel suo animo. Sarà dunque costretto a saggiare il sapore amaro della sconfitta, prima di poter sorgere di nuovo dalle proprie ceneri, e affrontare la battaglia finale.
[/align:35c513152b][align=center:35c513152b]Showtime (“Let The Swords Do The Talking”)[/align:35c513152b][align=justify:35c513152b]
[redaright=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_official94.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_official94.jpg]Lame, motori, proiettili: che le danze abbiano inizio![/redaright]Rilassatevi, incollate il fondoschiena alla poltrona, allacciate le cinture di sicurezza e tirate un lungo, profondo respiro. Siete pronti? State per essere travolti da una furiosa tempesta di lame e proiettili, un’apocalisse visiva senza precedenti che vi mozzerà il fiato in gola. La parola d’ordine è una sola: esagerare. Ed esagerazione sarà. Dopo una mezza pellicola oscillante tra riflessione e adrenalina, l’equilibrio improvvisamente si frantuma e lo scettro del despota viene consegnato nelle mani avide dell’azione – frenetica, impetuosa, sfrontata e a tratti persino pacchiana, ma più spesso elegante. Le coreografie dei duelli, figlie dell’esperienza e dei mezzi tecnici di mamma Square, sono di certo tra le più esaltanti mai realizzate per un prodotto di animazione, e senza dubbio alcuno rappresenteranno a lungo un’autorevole pietra di paragone per i futuri epigoni di Advent Children. Se infatti è vero che la fulminea evoluzione tecnologica inevitabilmente renderà se non goffi quantomeno obsoleti anche gli standard di qualità oggi considerati stupefacenti, è altrettanto vero che non di sola tecnica si nutre la verve scenica di tali sequenze. A renderle magnifiche non è infatti una mera alluvione di effetti speciali, di quelle che hanno annacquato e tuttora annacquano tante magniloquenti produzioni hollywoodiane, ma la cura tutta orientale – oserei dire tutta giapponese – per l’estetica, il ritmo, l’armonia. [redaleft=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_official37.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_official37.jpg]"Un po' più a sinistra... ecco, fermo così..."[/redaleft]La battaglia in chiesa tra Tifa e Loz, l’allucinante inseguimento in moto, l’epico scontro finale tra Cloud e Sephiroth – la tecnica è il mezzo, ma il contenuto, il cuore pulsante che rende viva e vitale l’azione, quello sta altrove. Estetica, ritmo, melodia: inevitabile che una parte decisiva sia interpretata dall’orchestra di Nobuo Uematsu. Lasciati alle spalle i cattivi ricordi del decimo capitolo della saga (il più ruffiano e deludente), il leggendario compositore offre il suo meglio, esplorando fino in fondo il proprio repertorio: musica classica, elettronica e heavy metal si intrecciano alle pietre miliari della colonna sonora di Final Fantasy VII, ed è capolavoro. Ora dinamica e incalzante, ora pomposa e magniloquente, ora solenne e drammatica, la musica circonda le immagini, le avvolge, le compenetra, diventa una cosa sola con esse. È un climax sublime che raggiunge il proprio apice nel momento culminante dell’ultima battaglia, quando i cori possenti e solenni di una One Winged Angel in inedita veste elettrica sovrastano il fragore delle spade.
Sono momenti di pura estasi visiva e uditiva, che lasciano incantati, stupefatti, annichiliti. Di certo Nomuro Tetsuya ha voluto fare le cose in grande, non ha badato a spese. La domanda ora è: basterà?
[/align:35c513152b][align=center:35c513152b]Memorie[/align:35c513152b][align=justify:35c513152b]
[redaright=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_official60.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_official60.jpg]Fate finta di avere l'allergia, ma tenete i fazzoletti a portata di mano. Vi serviranno.[/redaright] Un titolo come “Final Fantasy VII” è impegnativo, il più impegnativo che la Square avrebbe mai potuto scegliere. Il confronto è pressoché obbligato. E se Advent Children fosse un prodotto videoludico, non potrebbe che uscirne a pezzi. Ma ciò che abbiamo davanti agli occhi è un film, non un videogioco, e sarebbe un errore giudicarlo come tale.
Un’ora e venti è una durata di tutto rispetto ma, lo si è detto, è nulla se confrontata alla mole dell’originale. Non c’era il tempo materiale per realizzare un Final Fantasy VII-2, e gli autori ne erano consapevoli. Per questo hanno puntato su una soluzione differente. Hanno scelto di realizzare uno spin-off, un capitolo perduto attraverso il quale portare a compimento la vicenda di Cloud, lasciata in sospeso dall’interlocutorio finale del gioco. Advent Children è la sua storia, l’ultimo tassello di un mosaico ormai completo. Insensato dunque pretendere una trama nuova e completa – Advent Children non ha una trama, è semplicemente un’appendice, un’estensione di un disegno più grande. Il confronto tra le due opere allora non potrà avvenire su un piano di parità, da questo punto di vista non si potrà chiedere al successore di “essere all’altezza” dell’originale. Ciò che però si potrà chiedere, anzi, pretendere, sono le atmosfere, lo spirito, per così dire l’odore sottile ma penetrante diffuso per ogni angolo del mondo di Final Fantasy VII. E questa è forse la missione più ardua.
Sotto tale prospettiva, la trama del film si rivela per quello che è: un pretesto. Non c’era nessuna necessità di disturbare il sonno di Sephiroth, né di tormentare Cloud con le sue dolorose memorie. Non c’era nessuna necessità di chiamare in causa i nuovi discendenti di Jenova, di scatenarne la furia ingenua e disordinata. Kadaj, il nuovo rivale, non è nessuno. Odio, ammirazione, rispetto, vendetta: non c’è traccia dei sentimenti contrastanti che Sephiroth era capace di risvegliare con ogni gesto, non c’è traccia del suo irresistibile fascino diabolico. Tutto ciò che si riesce a provare per questo ragazzino è un’ombra di indulgente compassione: non si sa nulla di Kadaj, se non che è destinato a fallire. I suoi compagni sono poco più che macchiette, di cui nemmeno si ricorda il nome. Neppure la caratterizzazione dei protagonisti pare particolarmente approfondita.
[redaleft=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_official65.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_official65.jpg]Rude e Reno: semplicemente eroi.[/redaleft] Solo Tifa e, in misura minore, Vincent riescono a giocare un ruolo di rilievo nella vicenda personale di Cloud. Gli altri – il modernizzato Barrett, la strana coppia Red XIII & Cait Sith, l’invadente Yuffie, lo spaccone Cid – non sono altro che mere comparse, richiamate più per gusto citazionistico che per reale necessità di trama. In confronto, a ritagliarsi uno spazio ben maggiore sono il redivivo Rufus, deliziosamente infido, e la scalcinata (ma vorrei dire geniale) accoppiata Reno-Rude. Sono peraltro sempre questi ultimi due a essere chiamati in causa in occasione dei vari “momenti comici” – il loro fallimentare scontro con Loz e Yazoo è uno stacco tanto estemporaneo quanto spassoso rispetto alle atmosfere gravi e malinconiche del resto del film.
La definizione dei comprimari resta dunque minimale, gli aspetti conflittuali dei rispettivi temperamenti nel migliore dei casi sullo sfondo. Tuttavia, poteva essere altrimenti? Del resto, quei personaggi avevano già una caratterizzazione approfondita, completa. Non c’era né il tempo materiale né lo spazio narrativo per spingersi oltre. Il palcoscenico non poteva che essere tutto per Cloud, per la sua vicenda, per la risoluzione del suo intimo conflitto. Così, arrivati a questo punto, resta soltanto una domanda cui rispondere, quella stessa domanda da cui si era partiti.
[/align:35c513152b][align=center:35c513152b]Ce n’era proprio bisogno?[/align:35c513152b][align=justify:35c513152b]
[redaright=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/thumb.php?pic=FFVII_aerith.jpg big=http://mangaitalia.com/redazione/keisuke/data/img/FFVII_aerith.jpg]Aeris: un sorriso che vale una poesia.[/redaright]No che non ce n’era bisogno. Final Fantasy VII avrebbe potuto anche finire così come di fatto finisce, senza appendici o estensioni di sorta. Un capolavoro non ha bisogno di antefatti o di seguiti, né questi ultimi possono in alcun modo intaccarne il valore. Sotto questo profilo, Advent Children è completamente inutile.
Ma è proprio qui che sta la sua bellezza. Chi ha amato Final Fantasy VII non ha atteso Advent Children per vedere quale destino fosse riservato agli epigoni di Sephiroth, o per scoprire come Cloud avrebbe superato i propri conflitti, o per assistere a una lunga sequenza di spettacolari combattimenti. Tutto ciò può essere interessante e piacevole, ma non è questo che conta. Chi ha amato Final Fantasy VII, in fondo, desiderava soltanto rivevere per un istante un genere di emozione che pensava ormai perduta, rivedere animarsi un mondo che sembrava ineluttabilmente sepolto nel passato. Non nei proiettili che saettano, non nelle spade che danzano, non negli spiriti che collidono sta la bellezza di Advent Children, ma nell’infinita benevolenza degli occhi di Aeris, nella terribile fierezza dello sguardo di Sephiroth, nell’inattesa serenità del sorriso di Cloud. Dettagli, minuzie di cui nemmeno ci si accorge, ma che per qualche istante risvegliano una nostalgia piacevole e quieta, effimera e sfuggente.
Advent Children è l’omaggio che il primo fan di Final Fantasy VII ha voluto fare a chi ne ha condiviso la passione. Si può passarne al setaccio la trama, dissezionarne i contenuti, portare allo scoperto ogni sorta di operazione commerciale – si potranno trovare difetti, mancanze, appigli per critiche di ogni sorta. Ma Advent Children non è opera che vada scrutata con gli occhi della mente. Advent Children va semplicemente accolto e accettato così come è, con i suoi limiti e le sue contraddizioni. Per una volta si potrà allora tenere a riposo l’occhio severo del censore, e tranquillamente lasciarsi naufragare nello sconfinato oceano dei ricordi. Questo è Final Fantasy VII: Advent Children.
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[anime_art disegni=9 animazione=10 sceneggiatura=s.v. doppiaggio=8,5 colonna=9,5 globale=s.v.]Amatelo, odiatelo, adoratelo e infamatelo. Ditene ciò che vi pare. Ma almeno per questa volta lasciate perdere la dannata oggettività.[/anime_art]
[align=center:35c513152b]Extra[/align:35c513152b][align=justify:35c513152b]
L’edizione di Advent Children riservata al mercato italiano non è esente da pecche, su tutte la qualità dei sottotitoli. Pur senza cadere in errori lapalissiani, le traduzioni dei dialoghi si affidano infatti a un linguaggio inappropriato e poco incisivo, a tratti semplicistico, che non rende conto delle sfumature e degli accenti delle battute originali. Se da un lato può essere comprensibile la decisione di non ridoppiare il film in lingua italiana (difficile del resto eguagliare gli standard del doppiaggio originale), dall’altra sembra lecito poter chiedere una cura e un’attenzione per i dettagli superiore da parte dei traduttori: ci sono gruppi di fansubber che sanno fare e in concreto hanno fatto un lavoro di gran lunga migliore. È ora che i responsabili del settore si mettano in testa che chi spende venti euro e oltre per un DVD pretende qualità, senza compromessi né eccezioni.
Per quanto riguarda la Limited Edition italiana, rispetto alla controparte giapponese si segnala subito la (grave) mancanza dell’OAV “Last Order”, un piccolo gioiello che nulla aggiunge alla trama ma che riprende e approfondisce gli eventi concomitanti e successivi alla distruzione di Nibelheim. A fronte dell’illustre assenza, si segnala comunque la presenza di una sezione extra piuttosto nutrita e di durata nel complesso perfino superiore a quella del film. Al di là della presenza obbligata di delle (poche) scene tagliate e dei vari trailer dei nuovi prodotti legati al nome Final Fantasy VII (Before Crisis, Crisis Core e Dierge of Cerberus), si fa apprezzare in particolare “Reminiscence of FFVII”, video montato a regola d’arte che in poco più di venti minuti sintetizza gli eventi principali di Final Fantasy VII – utile per chi non ne ha perfetta memoria, delizioso per tutti. Da non perdere anche il lungo e approfondito dietro le quinte, nel quale saranno indagati i retroscena della genesi e della realizzazione di Advent Children, con una raffica di domande che si abbaterà sull'intero staff, dal regista Nomura Tetsuya al compositore Nobuo Uematsu, passando per i singoli doppiatori. Presente anche il filmato presentato al Festival di Venezia, nel quale gli eventi del film erano concentrati in poco più di venti minuti: un'aggiunta in parte inattesa e senza dubbio apprezzabile, che lascia un po' di amaro in bocca al pensiero che, con un po' di attenzione per i dettagli e qualche sforzo in più, l'edizione limitata italiana avrebbe potuto avere ben poco da invidiare a quella giapponese.[/align:35c513152b]